L’evento traumatico è avvenuto quando ormai Francesca era in età adulta.
Dopo la cranioplastica, si sentiva completamente guarita. Non riusciva a distinguere dove finisse il suo osso naturale e dove iniziasse la protesi. Ha ripreso tutte le sue attività normalmente, come prima dell’incidente. Nel giro di sei settimane, i margini tra la protesi e il cranio si sarebbero completamente fusi e, dopo circa 6-10 mesi, l’impianto inizialmente fragile sarebbe diventato indistinguibile dall’osso naturale.
Fisiologicamente e meccanicamente si comporta come osso naturale. Esteticamente è una soluzione perfetta, senza rischio di rigetto o riassorbimento.
Il chirurgo:
“Vorrei aggiungere qualcosa sulla cranioplastica. Questo tipo di materiale e procedura è estremamente sicuro, grazie al bassissimo rischio di infezione e rigetto. Il materiale è molto simile all’osso umano naturale e, date le sue proprietà fisiche, abbiamo un’alta probabilità di ottenere una ricrescita ossea all’interno dello scaffold creato dalla protesi.”
Un caso inaspettato ha confermato le straordinarie proprietà dell’impianto: un paziente che aveva subito un secondo grave trauma cranico 11 mesi dopo l’intervento ha dimostrato che la protesi si comporta come un tessuto vivente. Non è stato necessario alcun intervento chirurgico aggiuntivo, poiché l’impianto bioattivo si è fuso e rigenerato come osso naturale.