Uno strappo alla vita. Che si ricuce con un filo blu. È questo che hanno in comune le storie. Vicende vere, di persone che dopo un trauma o una malattia si sono faticosamente riappropriate della loro qualità di vita. Vogliamo raccontarvele, tutelando però la privacy dei protagonisti, che quindi potranno anche avere nomi di fantasia.

La storia di Holly

Holly è un bambino inglese di 9 anni che ha subito un trauma cranico. L’équipe che visiona la Tac per progettare lo Scaffold cranico, nota però un rigonfiamento celebrale e lo segnala subito al medico. Che ritiene però di poter aspirare un po’ di liquido spinale, in modo da ridurre la pressione del cervello e favorire così l’alloggiamento della protesi. Giunti in sala operatoria si scopre che il rigonfiamento del cranio non è dovuto ad un accumulo di liquido, ma ad una crescita naturale del cervello. Si decide allora di usare ugualmente la protesi, adattandola il più possibile alla lacuna. L’intervento è un successo e i genitori di Holly rilasciano un’intervista alla Bbc, per testimoniare la propria soddisfazione. Con il passare del tempo si cominca però a vedere un leggero dislivello nel cranio di Holly, dovuto alla crescita del cervello. L’équipe si mette di nuovo al lavoro per correggere quella imperfezione, andando a creare una protesi più curva rispetto alla precedente, che consentisse l’alloggiamento del cervello cresciuto, senza creare inestetismi. Il secondo intervento di Holly mostra un fatto d’interesse scientifico. Si nota infatti che l’osso di Holly aveva già ricominciato a crescere, dopo un solo anno di distanza dal primo intervento. Una circostanza che evidenzia il vantaggio di utilizzare un biomateriale come la ceramica per questo tipo di protesi. Questo intervento dimostra come le protesi in ceramica garantiscano un risultato ottimale, ripristinando la condizione naturale dell’osso danneggiato. Holly si è riappropriato della sua vita di bambino, corre felice e gioca i suoi amici.

La storia di Ivan

Il piccolo Ivan è un bambino russo di appena tre anni, che dopo una caduta dal secondo piano dal palazzo di casa subisce un grave trauma frontale al cranio. Le condizioni del piccolo appaiono subito molto critiche, tanto che Ivan aveva perso sia l’uso della parola, sia parte delle capacità motorie. Appena ricevuta la Tac dall’ospedale, l’équipe si è subito attivata per realizzare una protesi in ceramica che potesse colmare una lacuna di 12 x 10 cm, piuttosto grande per un bambino di quella età. L’intervento è durato sei ore e in sala operatoria era presente anche un consulente specializzato in ingegneria biomedica, per verificare che la protesi fosse installata correttamente per consentire al processo di assorbimento di svilupparsi in maniera adeguata, fino a quando il cranio operato ripristinerà le proprie condizioni iniziali.

Dopo una lunga riabilitazione il piccolo Ivan e la sua famiglia sono tornati a casa, lasciandosi alle spalle quel tragico incidente. Storie come questa dimostrano come il gioco di squadra tra professionisti possa portare a risultati straordinari, consentendo ai pazienti e alle loro famiglie di riappropriarsi della normale vita di tutti i giorni.

La storia di Marika

Un incidente stradale, una fatalità che cambia la vita di una persona in un istante. E’ stato così per Marika, ballerina professionista di 35 anni che, in seguito ad una caduta in moto, ha subito la rottura del piatto tibiale. La normalità di una vita dedicata alla danza, si è presto trasformata in un calvario senza fine, che ha rischiato di compromettere per sempre una promettente carriera ma, soprattutto, una continua ricerca della perfezione del corpo. L’intervento  per la ricostruzione del piatto tibiale esterno è infatti molto complicato e deve comprendere l’utilizzo di una unità funzionale osteocartilaginea, che è particolarmente difficile da ricomporre. Oggi grazie alle nuove tecnologie, un intervento ritenuto in passato difficile può essere eseguito grazie all’utilizzo di tessuti artificiali molto sofisticati detti Scaffold, che riescono ad integrarsi e a ricostruire la totalità delle superfici articolari danneggiate. La particolare struttura dello Scaffold permette infatti un duplice intervento rigenerativo, andando contemporaneamente a ricostruire sia la porzione dell’osso, sia quella della cartilagine. Marika convinta dai medici, ha deciso di sottoporsi all’intervento che, grazie all’uso dello Scaffold, è riuscito alla perfezione consentendole, dopo la dovuta riabilitazione, di muovere i primi passi sulla pedana.  Oggi Marika ha ripreso a ballare e si allena costantemente con impegno e determinazione. Si è riappropriata della propria vita e ha ricominciato a seguire la sua passione per la danza, la bellezza dell’estetica.

La storia di Michelle

Michelle ha 25 anni e sta intraprendendo una brillante carriera come topmodel. Mentre dipinge casa cade accidentalmente da un’altezza di 4 metri. All’arrivo in ospedale è in coma con alta ICP. Il neurochirurgo effettua una craniectomia bilaterale decompressiva. Dopo poche settimane è in grado di risvegliarsi dal coma, ma riesce a dire solo sì e no. Ha anche un’emiplegia del braccio destro. Guardandosi allo specchio deve fare anche i conti con un aspetto estetico che non si addice ad una modella. Ma ecco che entrano in campo tutti gli strumenti utili a ripristinare la qualità della vita perduta. Lo step successivo consiste nel colmare la lacuna ossea del cranio. Dopo l’intervento di impianto della protesi in materiale bioceramico, Michelle parla e scherza di nuovo. L’emiplasia è risolta e il braccio si muove come prima. Ha ritrovato l’estetica perduta. Può finalmente lasciare l’ospedale. Dopo pochi mesi, esattamente un anno dopo il trauma, ritorna sul set per uno shooting fotografico. Michelle si è riappropriata della propria vita, è bella forse più di prima e ha ricominciato lavorare per tornare ad essere una topmodel.